Tutto quello che dovreste sapere su SPID

Tutto quello che dovreste sapere su SPID

Cos’è SPID
SPID è un acronimo che sta per “Sistema Pubblico di gestione dell’Identità Digitale”.
A dispetto del nome (Sistema Pubblico), la norma chiarisce che il “sistema SPID è costituito come insieme aperto di soggetti pubblici e privati che, previo accreditamento da parte dell’AgID, secondo modalità definite con il decreto di cui al comma 2-sexies, identificano gli utenti per consentire loro l’accesso ai servizi in rete”. Nella home page di SPID (https://www.spid.gov.it/) non vi è traccia del fatto che siano i privati a gestire SPID, così come scompare il fatto che sia un sistema di gestione: in questo  modo SPID diventa semplicemente “Sistema Pubblico di Identità Digitale”.

In realtà, l’identità digitale non esiste: nel Regolamento europeo (EIDAS) il termine <identità digitale> non compare; il titolo stesso del Regolamento EIDAS sta per <electronic IDentification Authentication and Signature> ed esplicita chiaramente che si sta trattando di identificazione elettronica; SPID, lungi dall’essere identità digitale, è un sistema di credenziali, assimilabile ai PIN o password attribuiti dall’Agenzia delle Entrate per l’accesso a Fisconline o dall’INPS per l’accesso ai servizi online. In realtà è il concetto stesso di identità digitale che genera confusione/ambiguità: l’identità della persona fisica o giuridica è una sola e può essere certificata soltanto da una pubblica amministrazione; non può essere attribuita una, o addirittura più di una, identità digitale quasi fosse un avatar, per di più da parte di soggetti privati; peraltro, nel Regolamento EIDAS il termine <Identity Provider>,  <fornitore di identità>, ampiamente usato da Agid, non esiste.
A testimoniare la difficoltà di definire un concetto “inesistente” come l’identità digitale c’è la definizione che ne dà il CAD, Codice dell’amministrazione Digitale:
identità digitale: la rappresentazione informatica della corrispondenza tra un utente e i suoi attributi identificativi, verificata attraverso l’insieme dei dati raccolti e registrati in forma digitale secondo le modalità fissate nel decreto attuativo dell’articolo 64;
In sostanza un contorto giro di parole per affermare che, nonostante si tratti di un sistema di credenziali, soltanto quelle attribuite da SPID costituirebbero una identità digitale.
L’unico oggetto che potrebbe avvicinarsi a un ipotetico concetto di identità digitale, come sintesi dei dati che qualificano l’identità di una persona, è il codice fiscale, che esiste da quarant’anni, e che è comunque attribuito dalla pubblica amministrazione.

Le credenziali SPID non esistono: i soggetti privati autorizzati da Agid al rilascio delle credenziali per l’identificazione in rete distribuiscono credenziali contrassegnate dal proprio marchio (Poste ID, TIM ID, Aruba ID, Infocert ID, Sielte ID, SpidItalia Register.it, Namirial ID, Intesa ID), poiché ciascun fornitore di credenziali svolge le funzioni di identificazione degli utenti ai quali ha rilasciato le credenziali per l’accesso a SPID; conseguentemente,  la procedura di accesso a SPID è frammentata in tanti canali quanti sono i fornitori di credenziali, poiché ciascun utente accede a SPID attraverso il canale riservato al fornitore presso il quale si è iscritto; questo  <sistema aperto>, consentendo il progressivo aggiungersi di nuovi erogatori di credenziali,  comporta che chi fornisce  servizi online sia costretto,  ogni volta che entra un nuovo erogatore, ad aggiungere nella finestra di accesso tramite SPID un nuovo canale (attualmente sono otto), a modificare la procedura, testarla, etc.

SPID non è semplice: per misurare la distanza da ciò che è semplice, basti guardare uno dei tutorial più diffusi in rete su Come ottenere l’identità digitale SPID con POSTE ID , che dura più di nove minuti, solo per illustrare la prima parte della procedura per ottenere le credenziali, quella che si svolge on line; perché poi c’è una seconda parte che va svolta di persona presso un ufficio postale. Impagabile il tutorial, che recita: “poi vi recate direttamente all’ufficio postale per prendere un appuntamento e, se siete fortunati, magari potete concludere immediatamente”. Oppure si può visitare la pagina Facebook del gruppo SPID https://www.facebook.com/groups/agid.spid/, piena di lamentele per i disservizi e di domande di aiuto senza risposta.

SPID non è e non potrà mai essere il PIN unico: anche l’ultima versione del CAD, mantiene la possibilità di accesso ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni tramite la Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi e tramite la Carta di Identità Elettronica, che hanno i loro belli PIN, PUK e quant’altro. Questa del PIN unico, che sembra essere l’unica motivazione di questo progetto, è una ossessione tutta italiana, come quella del portale unico per l’accesso ai servizi delle pubbliche amministrazioni (ora Italia Login), ennesima inutile riproposizione del <portale del cittadino> di quasi vent’anni fa. Eppure lo stesso Diego Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, ha affermato in un’intervista che in America aveva almeno quattro o cinque credenziali diverse per l’accesso ai servizi online, senza che questo abbia causato particolari problemi.

SPID non è gratuito: nella home page e nella pagina Richiedi SPID (https://www.spid.gov.it/richiedi-spid)  non vi è alcun riferimento alla gratuità o meno del servizio; nella pagina FAQ (https://www.spid.gov.it/domande-frequenti) alla domanda <SPID è gratuito?> figura la risposta: <Si, puoi richiedere gratuitamente le tue credenziali SPID a uno dei soggetti abilitati (Aruba, Infocert, Intesa, Namirial, Poste, Register, Sielte e Tim)>. Entrando poi nei siti dei vari fornitori di credenziali si scopre, ma bisogna cercare l’informazione, che il servizio è gratuito di norma per i primi due anni dall’attivazione.