A due anni dal lancio SPID si conferma un flop, ma diventa obbligatorio

Di Comma22 | 8 marzo, 2018

A due anni dal lancio SPID si conferma un flop, ma diventa obbligatorio

Categoria: News

Due anni fa, l’otto marzo del 2016, veniva lanciato con una conferenza stampa lo SPID, il Sistema Pubblico di gestione dell’Identità Digitale.
Nella conferenza stampa la ministra Madia prometteva  un bilancio dell’operazione entro due anni dall’Italian Digital Day: promessa non mantenuta, il bilancio non è mai stato fatto.
A testimoniare il fallimento dell’operazione, ci sono i numeri:  2.244.885 credenziali SPID erogate a oggi dai fornitori, la maggior parte delle quali richieste perché indispensabili per accedere ai 500 euro per i diciottenni e per i docenti, a fronte di un obiettivo di 10 milioni di credenziali entro il 2017.
Per avere una conferma di quanto SPID sia scarsamente appetibile per i cittadini, anche quest’anno abbiamo chiesto al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che consente l’iscrizione alle classi prime delle scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado esclusivamente attraverso una procedura on line, i dati disaggregati di quanti genitori hanno utilizzato le credenziali SPID e di quanti hanno utilizzato le credenziali rilasciate dal MIUR.
Questi sono i dati forniti dal MIUR:
– 40.714 domande di iscrizione inserite tramite SPID;
– 238.887 domande di iscrizione inserite tramite credenziali già in possesso di utenti del portale MIUR;
– 775.671 domande inserite da utenti registratisi sulla procedura on line con le credenziali rilasciate dal MIUR.
La percentuale di utenti che ha utilizzato SPID passa dal 3,1% del 2017 al 3,9% del 2018, la stragrande maggioranza di cittadini, nonostante la nuova campagna pubblicitaria su SPID, ha preferito la semplicità dell’iscrizione al portale del MIUR.
Nonostante l’evidente bocciatura da parte dei cittadini, nell’ultima versione del CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale (decreto legislativo 13 dicembre 2017, n. 217), è stata inserita una norma[1] che demanda a un semplice decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione la facoltà di rendere SPID unico strumento di accesso ai servizi online delle pubbliche amministrazioni: questo renderebbe inutili le credenziali – rilasciate gratuitamente  – già utilizzate da 13 milioni di utenti INPS, da 7 milioni di utenti fisconline, da svariati milioni di utenti dei servizi on line degli enti locali e delle altre pubbliche amministrazioni, che sarebbero costretti a richiedere le credenziali SPID, destinate, inoltre, a diventare a pagamento.
Sembra che gli sbandierati proclami sulla centralità del cittadino debbano valere solo quando le preferenze dei cittadini non siano in contrasto con progetti incomprensibilmente portati avanti contro ogni logica, nel qual caso il cittadino torna immediatamente a essere un suddito al quale imporre i più astrusi adempimenti.

[1] Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 – Art. 64 Sistema pubblico per la gestione delle identità digitali e modalità di accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni
Comma 3-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, è stabilita la data a decorrere dalla quale i soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, utilizzano esclusivamente le identità digitali ai fini dell’identificazione degli utenti dei propri servizi on-line.